Podcast o Videopodcast? La domanda che si pone solo il settore

Podcast o videopodcast: studio con microfono, luci e videocamere per la registrazione

Da due anni si discute se il video sta sostituendo l’audio, oppure no. Una domanda posta come se chi produce podcast dovesse scegliere.

Il pubblico, intanto, non sceglie affatto.

Negli Stati Uniti tra chi consuma podcast ogni mese, l‘80% fa entrambe le cose: guarda e ascolta. Solo il 13% ascolta soltanto, e appena il 7% guarda soltanto.
Lo so, “consumare” non si può sentire, ma ormai non si può neanche più dire “ascoltare”.

Per citare l’articolo di Sounds Profitable in cui Triton Digital presenta la ricerca da cui ho preso queste informazioni:

non è una migrazione di formato, è un’espansione di formato.

Detto così, dice poco. Fa pensare “certi podcast li ascolto, altri li guardo”. Ma le proporzioni dentro quell’80% non vengono pubblicate.
Secondo l’articolo l’audio resta il fondamento del mezzo, ma questo non vuol dire che si possa ignorare il video, perché nel 2026 i videopodcast hanno continuato a crescere. Io aggiungo un altro motivo: le piattaforme su cui ascoltiamo i podcast sono sempre più spesso app costruite per guardare.


Non ascoltiamo più nelle app di podcast

Nel Podcast Landscape 2026 di Sounds Profitable è stato chiesto a un campione di ascoltatori americani in quali posti avessero consumato un podcast nell’ultimo anno, potendone indicare quanti volevano. YouTube è primo con il 63%, Spotify secondo al 33%, e terzo arriva Netflix con il 21%, davanti ad Apple Podcasts.

Nessuno dei tre è costruito per i podcast. YouTube è fatto per i video, Spotify per la musica, Netflix per le serie. I podcast ci stanno dentro, ma non sono quello che ti viene messo davanti quando apri l’app.

Quindi, chi produce audio non sta perdendo una gara con il video. Sta perdendo il posto dove si veniva trovati per caso.

Su YouTube il 77% di chi ha scoperto lì un podcast dice di averlo cercato, per titolo, per tema o per nome del conduttore. Non è un algoritmo che propone, è una persona che cerca con intenzione.


Gen Z per fasce d’età

Il rapporto di Triton fotografa un aggregato, e un aggregato nasconde sempre qualcosa. Il pezzo mancante lo fornisce Spotify, che nel suo Culture Next 2026 ha segmentato la Gen Z in tre fasce d’età invece di trattarla come un blocco.

Letti in fila, questi numeri sembrano ribaltare il modo in cui di solito si legge questa storia: nessuno ha smesso di ascoltare.

Tra i più giovani, i 14-18 anni, il 69% dei podcast viene guardato in video. E il 92% di quegli stream va a creator nati sui social, quindi gente che quei ragazzi seguivano già altrove.

Tra i 19-23 anni il quadro cambia: il contenuto podcast tradizionale sale al 46% degli stream, entrano crime, comedy e finanza.

Tra i 24-29 anni l’inversione è quasi completa: il 70% degli stream va a show affermati.

Ho usato le stesse parole del report perché parlando di inversione, “show affermato” dovrebbe voler dire podcast. Solo che l’esempio portato è un videopodcast.
Allora l’inversione non è dal video all’audio: è da un video a un altro. Cioè più si va avanti con l’età più contano gli show e non i conduttori. Ma il report non lo chiarisce.


Cosa farne, se produci

Non vale la pena distinguerli. L’audio e il video sono due mezzi di narrazione che possono mostrare due prospettive dello stesso racconto, ed è una sfida interessante, perché permette di ampliare il mondo narrativo che hai creato. Il problema è che per un producer indipendente è diventato molto difficile occuparsene, perché richiedono competenze diverse.

Vale invece la pena ricordare che nessuna delle ricerche qui sopra è neutrale. Triton Digital vende soluzioni per l’audio digitale, e il report di Spotify ha il solo scopo di vendere spazi pubblicitari. 

Ma soprattutto, ci siamo abituati a ragionare sui numeri, a definire chi vorremmo ci ascoltasse come target. Bersaglio. Esce il podcast e pensiamo solo a quanta gente è stato a sentirlo, ma riusciamo mai a farci un’idea di chi sono?

Mi sono innamorato del mezzo perché ho iniziato per me. Perché io stesso riuscissi ad ascoltarmi. Solo per questo credo che poi sia stato ascoltato.

Da quanti venga ascoltato importa a chi produce. Non dovrebbe importare a chi racconta.


FAQ – Podcast o videopodcast: la domanda che si pone solo il settore

Il video sta sostituendo l’audio nei podcast? I dati disponibili indicano un’espansione, non una sostituzione: il video cambia soprattutto il modo in cui le persone scoprono un podcast, mentre il consumo successivo resta in larga parte audio. Il rischio, secondo una ricerca Triton, è usare metriche di scoperta per prendere decisioni sul consumo.

I giovani guardano i podcast invece di ascoltarli? I più giovani sì. Tra i 14 e i 18 anni il 69% dei podcast viene guardato in video, secondo i dati Spotify di Culture Next 2026, e il 92% di quegli stream va a creator nati sui social. Nelle fasce d’età successive cresce il peso degli show affermati: il video sembra quindi legato all’età di chi ascolta più che alla generazione, e la stessa persona cambia abitudine crescendo.

Conviene produrre il mio podcast anche in video? Audio e video non sono formati alternativi ma due mezzi di narrazione, e possono mostrare due prospettive dello stesso racconto. L’ostacolo concreto è che richiedono competenze diverse, quindi è difficile occuparsene da soli.