Il videopodcast non è una moda passeggera. È un formato ormai consolidato che spinge sempre più creator e brand a ripensare la produzione audio in chiave visiva.
Se il podcast tradizionale accompagna i momenti in auto, in cucina, o al parco, il videopodcast si gioca tutto sullo screentime.
Un target giovanissimo
I videopodcast raccolgono soprattutto un pubblico under 25, abituato a vivere tra YouTube, Twitch e TikTok.
Non sono semplici “podcast in video”, ma prodotti pensati anche per la fruizione rapida, riadattati in clip brevi e tagli verticali facilmente ricondivisibili sui social.
Costi (molto) elevati
Qui l’estetica conta tanto quanto i contenuti. Non basta piazzare una telecamera davanti al microfono: i costi salgono rapidamente per via d
- Set e arredamento → dal classico talk con divanetti (Tribù), allo studio curato nei dettagli (Gioconde), fino a produzioni quasi cinematografiche (Oasi Aboca).
All’opposto, ci sono format senza stile (Supernova). Anche se in questo caso specifico c’è Cattelan con super ospiti quindi nessuno ci fa tanto caso. - Attrezzatura extra → luci e videocamere per le diverse inquadrature.
- Trucco e styling → inevitabili quando il podcast diventa anche spettacolo visivo.
- Montaggio audio-video → tempi e costi che si aggiungono alla post-produzione classica.

Come si può fare
Non tutti i videopodcast sono uguali. Esistono almeno due approcci:
- Video-first → il podcast è concepito fin dall’inizio come contenuto video. Set, luci, regia e montaggio sono pensati per la fruizione visiva. L’audio diventa un riadattamento per le piattaforme che non supportano il video. In pratica: un talk show in stile TV.
- Video-supplemented → il podcast resta audio, ma in alcuni episodi o momenti si aggiunge il video. Può trattarsi di una clip verticale su Spotify, di un backstage, di brevi interviste agli autori o di spezzoni promozionali per i social. Qui infatti il video è un extra.
Conclusione
Il videopodcast è costoso e complesso, ma apre una finestra su un pubblico che vive con lo schermo.
Non sostituisce il podcast audio: lo affianca, parla soprattutto ai più giovani e offre nuove opportunità di distribuzione.
Per dati e statistiche sul trend, leggi il mio articolo La GenZ ascolta davvero i podcast?
FAQ: Videopodcast 2025
Cos’è un videopodcast?
Un videopodcast è un podcast registrato anche in video. Può essere pensato video-first (prodotto nato per YouTube e Spotify e poi adattato in audio) o video-supplemented (podcast audio che aggiunge alcune puntate o clip in video).
Chi guarda i videopodcast?
Soprattutto i giovanissimi, abituati a consumare contenuti su YouTube, Twitch e TikTok. È un formato che parla direttamente alla Generazione Z.
Quanto costa fare un videopodcast?
Più di un podcast solo audio: servono set curati, videocamere, luci, microfoni adatti, montaggio audio-video e spesso trucco e styling.
Che differenza c’è tra podcast e videopodcast?
Il podcast audio è pensato per l’ascolto in mobilità o mentre si fanno altre attività. Il videopodcast punta sullo screentime, con contenuti visivi e clip pensati per la condivisione sui social.
Posso fare un videopodcast anche con un budget ridotto?
Sì, ma con un approccio semplice: anche una sola puntata speciale in video o clip brevi registrate durante la produzione audio possono essere un buon inizio.


